Cosa dice la Legge sulla rinuncia all’eredità e sul diritto di abitazione del coniuge superstite nella casa di proprietà o comproprietà del defunto.
Scegliendo di rinunciare all’eredità le persone eredi di un defunto non accettano l’eredità evitando, così, di pagare i debiti lasciati dal de cuius. La rinuncia è un atto con cui si dichiara di non voler subentrare ai diritti e obblighi del familiare deceduto.

Con la rinuncia all’eredità si potranno non pagare i debiti del defunto ma si perderanno anche crediti e beni. Quest’ultimi, poi, non saranno nemmeno acquistabili. L’atto non distingue debiti e crediti, non si limita ad una parte dei beni né può essere annullato dopo la prescrizione o sottoposto a condizioni. Gli eredi decadono dal diritto di rinunciare all’eredità, poi, se il chiamato all’eredità ha sottratto o nascosto beni inclusi nell’eredità oppure se possiede beni ereditari ed entro nove mesi dall’apertura della successione ereditaria non dovesse provvedere a fare l’inventario o non abbia nemmeno iniziato chiedendo una proroga per completarlo.
La rinuncia deve essere comunicata entro tre mesi dal decesso se l’erede è nel possesso dei beni ereditari, entro dieci anni se non si è nel possesso dei beni oppure entro il termine definito dal Giudice nel caso in cui qualcuno ha interesse nel sapere che gli eredi accettano o meno l’eredità.
Cosa accade al diritto di abitazione se si rinuncia all’eredità?
Quando il proprietario o comproprietario dell’immobile muore il coniuge superstite ha diritto di abitazione nella casa familiare indipendentemente dalla quota di eredità spettante. Per diritto di abitazione si intende la possibilità data al coniuge superstite di vivere fino alla propria morte nell’abitazione che era stata la residenza familiare anche se non ne è proprietario oppure lo è in parte. Un diritto che vige ugualmente se si paga un mutuo per la casa in questione, una parte del quale deve essere corrisposta da eventuali altri eredi del defunto.

Non solo, secondo la Legge pure se si dovesse rinunciare all’eredità perché il coniuge ha lasciato troppi debiti rispetto ai crediti si conserverebbe il diritto di abitazione. Il coniuge superstite che rinuncia all’eredità, dunque, potrà continuare a vivere nella casa familiare (e in nessuna proprietà diversa da questa) anche se gli altri eredi non sono d’accordo. Per la giurisprudenza, infatti, il diritto di abitazione del superstite è indipendente dal titolo di erede. Ha una funzione assistenziale del tutto indipendente dalle vicende successorie. Lo scopo è tutelare il coniuge del defunto dando la possibilità di continuare ad abitare nella casa di famiglia pur rinunciando all’eredità.