Corrono brutti tempi per i lavoratori: una nuova sentenza della Cassazione fa tremare la terra sotto ai piedi a tutti. Basterà fare una cosa banalissima per essere licenziati.
Il mondo del lavoro da sempre si divide in due schieramenti: i liberi professionisti e i dipendenti. Scelte di vita diverse che comportano, ciascuna, pro e contro. Fino ad oggi uno dei maggiori vantaggi di essere lavoratori dipendenti era la stabilità. Ora questa certezza viene ribaltata da una nuova sentenza della Corte di Cassazione.
Un libero professionista sa fin da subito che tutto può cambiare da un giorno all’altro e che deve sempre essere pronto a reinventarsi. Un lavoratore dipendente, fino ad oggi, ha sempre avuto la sicurezza di poter contare sul posto fisso tranne che per motivi molto gravi come il fallimento dell’azienda per cui lavora oppure comportamenti illeciti da parte sua.
Una nuova sentenza dei giudizi della Cassazione mette in discussione tutto: non sarà necessario arrivare a fare qualcosa di molto grave per essere licenziati, basterà molto meno per essere messi fuori dalla porta dal proprio datore di lavoro senza troppi complimenti. La terra ormai trema sotto i piedi di tutti.
Svaniscono le certezze per tutti, anche per coloro che credevano di poter contare sul caro posto fisso fino alla pensione. I giudici hanno stabilito che basterà fare anche una cosa banalissima – che molti di noi hanno sempre fatto tra l’altro – per essere licenziati in tronco. Di seguito vediamo tutto nei dettagli.
Lotta dura al fumo! Per ragioni di salute? Questo non è chiaro mentre è chiarissimo che, da ora in avanti, un lavoratore potrà essere licenziato in tronco se verrà scoperto a fumare sul luogo di lavoro. Premesso che fumare reca danni alla propria salute e anche a quella di chi ci sta intorno, fino ad oggi nessuno lo ha mai ritenuto un motivo valido per essere licenziati.
Tutto è nato dal caso di un dipendente che è stato licenziato per essere stato scoperto a fumare in un’area dell’azienda in cui vigeva il divieto di fumo. Il lavoratore aveva portato il caso in Tribunale in quanto, anche se vigeva il divieto, il datore di lavoro non aveva mai fatto nulla per farlo rispettare e aveva sempre lasciato che tutti fumassero tranquillamente.
In un primo momento i giudici avevano dato ragione al lavoratore ma la Cassazione, pochi giorni fa, ha ribaltato completamente la pronuncia della Corte d’Appello stabilendo che “la tolleranza della datrice di lavoro rispetto all’inadempimento degli obblighi gravanti sui dipendenti e certamente afferenti al rapporto di lavoro non è di per sé idonea a far venire meno l’antigiuridicità della condotta”.
In parole povere, anche se il datore di lavoro fino a quel momento non aveva mai detto nulla a riguardo, il dipendente ha comunque trasgredito un divieto fumando in una zona in cui vigeva il divieto di fumo. Di conseguenza il licenziamento è stato ritenuto lecito e il lavoratore ha perso il posto.
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